Street Art...il magazine che mancava

March 31, 2016

 

Graffgo è una giovane realtà di cui vogliamo parlarvi oggi nella sezione blog del nostro sito.

Con un interesse verso tutte le forme d’arte, Graffgo si pone da “collante” tra discipline che vanno dai graffiti alla break dance, dalla musica ai video, dalla fotografia all’illustrazione, dalla grafica alla calligrafia, dallo skateboarding al downhill ecc.

L’idea nasce nella città di Catania frutto della passione in comune di un gruppo di cinque amici, legati dall’amore per i graffiti e per le fanzine tradizionali che negli anni hanno raccontato questo fenomeno presente in tutto il mondo. Si pone come obiettivo principale la documentazione e la divulgazione di materiale spesso proveniente da artisti poco noti al grande pubblico.

Per raccontarvi meglio di questo progetto abbiamo posto delle domande ad Alessio, Vincenzo, Antonio, Giovanni e Damiano gli ideatori di Graffgo, giovani creativi siciliani che hanno unito forze e interessi per un obiettivo comune.

 

 

Come nasce Graffgo?

Graffgo nasce nel 2014 da una delle tante discussioni fatte tra amici, di quelle che non ti fanno dormire la notte e che ti fanno pensare intensamente al futuro. Una notte dell’Agosto 2014 prendemmo la decisione di fondare un magazine che non fosse soltanto web, una “fanzina” di graffiti vera.

 

Chi sono i componenti?

Non abbiamo mai parlato di noi durante questi anni, in genere amiamo lavorare dietro le quinte e soprattutto in questo progetto ci definiamo come un identità sola appunto “GRAFFGO”.

Siamo quattro studenti dell’Accademia di belle arti divisi tra Torino e Catania e un ingegnere informatico.

In campo professionale facciamo tutti cose diverse ma alcuni di noi lavorano già nel campo della comunicazione, l’idea è di occuparci tutti insieme di Graffgo a tempo pieno.

 

Attualmente siete al secondo numero del vostro progetto, sapreste delinearci un percorso da voi tracciato in questi due anni di attività?

A Febbraio del 2015 abbiamo pubblicato il primo numero chiamato “Yellow edition”, la presentazione ufficiale è avvenuta a Catania presso Ritmo e dopo appena due mesi avevamo finito le copie che avevamo mandato in stampa.

Non ci aspettavamo che il nostro magazine potesse ricevere così tante richieste in Italia e in Europa, merito anche di un impegno che non ha avuto orari e giorni di pausa.

Completata la distribuzione di Yellow edition abbiamo cominciato a tracciare dei nuovi percorsi per il nostro progetto che potessero coinvolgere artisti di ogni disciplina.

Durante la creazione del secondo numero invece abbiamo avuto il piacere di prenderci delle piccole soddisfazioni di cui andiamo fieri.

 

Cominciando dall’aver intervistato lo storico rapper italiano Fabiano Inoki, ad aver seguito la tappa siciliana del Red Bull BC One che ha visto la vittoria di un b-boy che noi supportiamo, Damiano MOVY con cui abbiamo poi realizzato una video intervista.

Lo stesso giorno abbiamo dipinto un pannello in cellophane per Red Bull.

Siamo stati partner della prima edizione di un evento chiamato WALLRIDE festival di cui cureremo parte della comunicazione anche quest’anno. Siamo stati al “59 rue di Rivoli” a Parigi per intervistare un pittore e musicista chiamato Egzotheric Charles di cui vi invitiamo di visionare e ascoltare le opere.

Abbiamo collaborato con blog di tutto il mondo, Street Pins(Germania), Rats and Thugs (Spagna), Nueve Arte Urbano (Mexico). Siamo stati pubblicato nel sito di “I support Street Art” in una versione breve della nostra intervista ad YGREK, artista svizzero presente in “Blue edition”.

Abbiamo documentato il movimento del graffitismo degli anni 90 nelle città di Catania e Napoli.

Da qualche giorno “Blue edition” è su uno dei canali più importanti in Italia “Graffitishop”.

Per finire saremo partner alle serate organizzate da DUNFIATO di Kaos e Salmo.

Insomma, in questi due anni abbiamo fatto tante cose ma è inutile dirvi che ne abbiamo tanta voglia di altre. Incrociamo le dita.

 

Possiamo definire Graffgo un cantiere aperto? Quali sono i progetti futuri?

L’idea per il futuro è quella di lasciare sempre il cantiere aperto, finche’ ne avremo voglia e saremo stimolati a lavorarci dentro. Il giorno in cui completeremo l’opera (semmai dovesse succedere) lo guarderemo con soddisfazione.

In fondo nel 2016 sono davvero poche le persone che credono nelle proprie idee tanto da investire tempo e risorse in una contro tendenza, nell’era del digitale nessuno punterebbe 50 centesimi su un progetto editoriale cartaceo. Per noi resta comunque il nostro piccolo gioiello, di cui andiamo orgogliosi e ad oggi i numeri ci danno ragione.

Come si fa a collaborare in un gruppo, come fate a prendere le decisioni?

Le decisioni sono frutto di discussioni che possono anche essere accese ma che finiscono sempre con una scelta equilibrata.

Quando si tratta di lavoro ci definiamo colleghi ma con il rispetto che va oltre l’amicizia.

L’individualità è un concetto fondamentale. Ognuno di noi ha progetti personali sulla quale continua a lavorare ma crediamo che unire le forze è una condizione quasi indispensabile soprattutto per chi come noi si autoproduce.

 

 

Per auto produzioni cosa intendete? Avete finanziato voi tutto il progetto?

Graffgo è quasi totalmente frutto del nostro impegno e merito delle nostre tasche.

Abbiamo degli sponsor eccezionali che ci aiutano per la fase di stampa, ma per una regola interna abbiamo deciso che il progetto doveva essere prodotto da noi.

Non amiamo pensare che un giorno qualcuno possa dirci cosa fare, uno dei concetti fondamentali di GRAFFGO è proprio la libertà di pensiero e di azione.

Insomma abbiamo deciso che i graffiti dovevano essere il nostro esempio e la nostra ispirazione, fino ad oggi è stato così.

 

 

 

Un esperienza in particolare legata a GRAFFGO?

La giornata ad Altamura per WALLRIDE Fest del 2015 rimarrà nella storia e nei cuori di tutti noi ma la cosa più assurda è successa a Gennaio di quest’anno.

Eravamo da Ritmo per presentare il nuovo magazine “Blue edition” quando ad un certo punto arrivò una signora anziana, era una nostra fan e quel giorno prese sia Yellow che Blue edition.

Erano un regalo per il nipote ma lasciò tutti senza parole, in quel momento ci siamo resi conto che stavamo creando qualcosa di bello.

 

Avete qualche curiosità da raccontarci in merito al prossimo numero con cui vorreste concludere l’intervista?

Il prossimo numero sarà dedicato al colore rosso, tutto ciò che sappiamo è questo. Il resto succederà da se. Noi invece vorremmo concludere ringraziando gli oltre 5000 ragazzi e non che ci seguono e che ci supportano.

Per finire, come buon auspicio, auguriamo un grosso pollice in su a Nucleika.

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