Come osserviamo una fotografia

June 16, 2016

Buon pomeriggio a tutti. Oggi vi parlo di come i nostri occhi si comportano quando guardano una fotografia. Sia i pittori che i fotografi si pongono lo stesso quesito: come si comporteranno le persone che osservano le nostre opere?

Sicuramente uno dei fattori importanti e la composizione; riuscire a veicolare un messaggio e ciò che più conta nel nostro lavoro da fotografi e capire come un osservatore si approccia ai nostri scatti fotografici è di fondamentale importanza.

Solo da pochi anni ci si interroga su questo argomento.

Approfondire cosa si intende per fotografia è un ottimo punto di partenza.

Celebre è stata la distinzione che Roland Barthes immagina nel suo libro "la camera chiara", egli individua tre fattori principali che entrano in gioco in fotografia. 

Questi fattori vengono chiamati  operator, spectrum, spectator. Quest'ultimo è ovviamente lo spettatore, colui che osserva la fotografia e la persona osservatrice avrà una parte importante, poiché chi guarda viene influenzato da molti fattori, quali il suo retaggio culturale, l'esperienza dell'ultimo periodo, lo stato psicologico del momento.

 

Altro fattore, rileva Barthes, è l'operatore, ovvero il fotografo.

Barthes non si sofferma tanto sulla capacità tecnica del fotografo quanto la sua capacità di prevedere, che non riguarda la preveggenza in senso stretto, ma piuttosto esserci nel momento giusto!

Terzo ed ultimo argomento è lo spectrum, il soggetto, il fotografato, che da soggetto diventa un oggetto. Chiunque venga fotografato passa dallo stato di soggetto a quello di oggetto, perdendo di fatto la propria insita caratteristica per diventare quello che il fFotografo vuole che appaia.

Consiglio a chiunque di dare un' occhiatina al libro "la camera chiara", anche ai non fotografi.

Concentrandoci sulla argomento di oggi (lo spettatore), posso aggiungere che finalmente, da pochi anni, cominciano a fioccare importanti studi su come la nostra mente, i nostri occhi "leggono" la fotografia.

Uno dei più autorevoli e quello di A. L. Yarbus, dove viene dimostrato come i nostri occhi compiono rapidissimi movimenti, chiamati "saccadi", da un punto ad un altro della fotografia.

Attraverso il percorso di questi movimenti è stato possibile ricostruire il percorso che fa il nostro sguardo. Questi spostamenti, così rapidi, vengono effettuati in modo inconsapevole, tant'è che quasi nessuno riesce a rendersene conto, anche se è stato possibile mettere in relazione questi rapidi movimenti con le aspettative dell'osservatore.

Quello che emerge dallo studio di Yarbus è che lo scopo con cui osserviamo una fotografia è determinante; scopi diversi portano a movimenti del nostro sguardo non omogenei.

Liberamente tratto da "l'occhio del fotografo" di Michael Freeman

 

 

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